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#TourismTTT/hunt Il Duomo

La cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta è il principale luogo di cultocattolico di Lecce

L’ingresso principale delle Chiesa non quella del portone che dà sulla piazza, bensì quello che affianca Episcopio (in fondo). La porta principale è piuttosto semplice, ma se osservate bene vedete che c’è un sole ed una luna che permettono la penetrazione della luce, creando un’atmosfera suggestiva nella Chiesa buia.

Il prospetto settentrionale, ricco ed esuberante, assolve a una precisa funzione scenografica, dovendo rappresentare l’ingresso principale della chiesa per chi entra nel sagrato. Scompartito in cinque zone da paraste e colonne scanalate, il primo ordine presenta un portale ai cui lati due nicchie ospitano le statue di San Giusto e di San Fortunato. La trabeazione è coronata da un’alta balaustra alternata da colonnine e pilastrini, oltre la quale, al centro, si innalza la statua di Sant’Oronzo.

Il Campanile del Duomo venne costruito tra il 1661 e il 1682 dall’architetto lecceseGiuseppe Zimbalo su incarico dell’allora vescovo della città, Luigi Pappacoda. La torre campanaria ha una forma quadrata e risulta essere formata da cinque piani rastremati, l’ultimo dei quali è sormontato da una cupola ottagonale maiolicata, sulla quale è posta una statua in ferro raffigurante Sant’Oronzo. Gli ultimi quattro piani presentano quattromonofore alle quali le antistanti balaustre conferiscono la pittoresca funzione di lunghi balconi.

Ha un’altezza di 72 metri, e dalla sua sommità è possibile ammirare il mare Adriatico e nei giorni particolarmente limpidi anche le montagne dell’Albania.

Bellissimo di giorno..incantevole di notte!

Il viaggiatore…

 

Non aveva una casa, non aveva un lavoro, non aveva una macchina, non aveva soldi … ma aveva incontrato, conosciuto uomini, donne, bambini, aveva parlato con loro, mangiato, dormito riso, pianto, sognato … aveva visto il mare da un infinità di spiagge, falesie, barche, finestre, porte si era seduto a mangiare in baracche, su prati, sulle scale di chiesette deserte, a tavola con qualche anima gentile che gli aveva aperto la porta di casa. Non aveva nulla … solo un taccuino su cui annotava ciò che i suoi occhi vedevano, ciò che le sue orecchie udivano, ciò che le sue mani toccavano, ciò che il suo naso annusava,il sapore di ciò che la sua bocca masticava, ciò che il suo cuore gli diceva, ciò che la sua anima sussurrava … non aveva niente ma diceva di essere ricco!

Taccuini I primi taccuini da viaggio

 

La Mia Slovenia – di Giovanna Picca

Mettete via gli auricolari una volta arriviati a Portorose e lasciate che I gabbiani vi diano un melodioso benvenuto in questo pittoresco tratto di costa slovena, s

ospeso nel tempo e lontano dalla velocità cittadina.

A Portorose il limite Massimo di velocità è scandito dal silenzioso pedalare di giovani e anziani, dal fruscio delle 4 rotelle che si confonde a quello dei k-way degli appassionati di jogging.

A fare da sfondo a questo seducente movimento di corpi è il mare, 3 km di costa che si prolungano nel mare attraverso lunghi pontili in legno, dove chi sdraiato, chi seduto si confida con il mare.

La giornata comincia seduti sulle comode poltrone in vimini del g-sport bar sorseggiando un big cappuccino e contemplando le sinuose onde su cui si specchiano gli alberi maestro delle barche a vela e gli scafi delle piccole barche a remi sfiorate da una coppia di papere variopinte.

E con le note di sweet lullaby dei deep forest ci mettiamo in marcia per una lunga e piacevole passeggiata le long de la mer , che ci porterà a Piran, la città natale del violinista Tartin

i, immortalato da una statua che troneggia nel centro della piazza omonima.

Pausa pranzo al “Restavracija spiaggia” , il cui nome non è casuale!

Hotel Costes è il sottofondo ideale. Un cevapcici accompagnato da insalata e patate fritte e un calice  di vino rosso che man mano che si svuota lascia intravedere un gruppetto di derive che volano su un tappeto di svaroski.

Non abbandonate il tavolo prima che l’ effetto del vino non sia svanito e nell’attesa chiudete gli occhi e lasciatevi riscaldare dal sole, mentre un fresco venticello di marzo vi accarezza il viso.

Mezz’ora prima del tramonto raggiungiamo, accompagnati da uno studente ungherese qui a  Portorose in Erasmus,  le mura fortificate di Piran. Un consiglio: salite le scale e non giratevi prima di essere arrivati in cima alla torre. La sorpresa è nell’attesa.

A Portorose la giornata non finisce al tramonto ma continua nei casino che si alternano agli alberghi di lusso schierati lungo la strada principale di Portorose. Se non siete tipi da casino ma preferite una serata più serba, il posto ideale è il mandrake dove tra una partita a bigliardo, una lasko e qualche puntata a freccette, la serata passerà spensieratamente.

Arrivato il momento di lasciare Portorose, sono sempre loro, I gabbiani, padroni della città, a salutarci. E con le prime luci dell’alba partiamo. Jazz come sottofondo – Gramatik – I’m free.

Mentre il Pullman avanza silenzioso, sfilano sotto i nostri occhi le saracinesche chiuse dei negozi e le vetrate dei ristoranti e pub, da cui si intravede la spiaggia e il mare che dorme quieto. Da Portorose a Lucja, da Lucja a Koper e man mano che ci si allontana, svanisce la magia, ma restano I ricordi.