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“Cartolina” dalla Guadalupa

Sono sul ciglio della strada in attesa del bus che non prenderò! Si accosta una vecchia Renault blu..dentro una donna e un uomo alla guida che sorridente mi chiede: “ Où vastu ?”

  – gli rispondo:”Point à Pitre”.  “monte!”mi dice. Non gliel’ho fatto ripetere due volte! In radio un certo Francky Vincent canta “Vas y Francky C’est Bon”. Quale colonna sonora migliore di questa per inaugurare un viaggio tutto creolo!

Con Lucien, conducente dell’auto nonché professore di informatica, arrivo a Point-a-Pitre..I turisti preferirebbero evitarla, i viaggiatori la considerano tappa obbligatoria!..tac,tac,tac..Un giovane rasta seduto ai piedi di una vecchia serranda vibra le mani su un bongo..poco distante da lui un ragazzo, vestito con dei calzoni malconci e  una canotta traforata arancio evidenziatore, intreccia foglie di palma dando forma ad un simpatico cappello.

Pochi minuti dopo mi ritrovo tre le bancarelle di un mercato.. Profumo di cannella,  un elegante melange di colori veste donne dalle taglie comode affaccendate a ripulire i portafogli dei turisti di passaggio in cambio di souvenir e spezie.

Cammino tra i  bonjour sorridenti  degli uomini e gli sguardi indifferenti delle donne,  le strade suonano..le casse rimbombano sul ciglio di negozi che sfoggiano vestiti dai colori  vivaci. Vedo BMW e Mercedes fresche di concessionaria parcheggiate ai piedi di palazzine in rovina, bancarelle arrangiate da pescatori semivestiti che mi invitano ad acquistare aragoste e lambì. Decido di tornare a Saint – Anne in bus ma comincio ad avere già nostalgia di quell’armonia perfetta tra esplosione cromatica, ritmo caraibico e falsa povertà felice! Salendo sul quel bus scopro che quell’armonia in realtà mi accompagnerà sino a Saint – Anne e nei successivi 6 mesi trascorsi in Gwada! Le poltrone giallo ocra e gli interni arancio si sposano con i vestiti delle donne a bordo e le canzoni caraibiche fanno da sottofondo perfetto a questo allegro gioco di colori.

La Guadalupa non è una isola da visitare ma da vivere!  Ci sono due modi per farlo: puoi noleggiare  una macchina e quindi perderti in strade circondate dalla foresta tropicale e dagli immensi campi di canna da zucchero, o in alternativa puoi imbarcarti  su una barca a motore o su una più silenziosa barca a vela  per poi addentrarti tra le mangrovie o raggiungere qualche piccolo isolotto solitario nel mar dei caraibi o la turistica Les Saintes o meglio ancora  la selvaggia Marie galante la cui identità è racchiusa in una bottiglia di rhum.

Due ore di vela scivolando sulle onde..quel gusto di salsedine sulle labbra e quel profumo di mare sulla pelle. Arrivo a Les Saintes, l’isola scoperta da Cristoforo Colombo nel 1493. Posso decidere di salire  in motorino o a piedi  sino al forte Napoleone  da cui ammirare la baia di Anse du Bourge, o spennare il portafoglio nei negozietti di souvenir della stradina dello shopping che vi porterà alla “chiesetta del villaggio” e proseguendo dritto verso la selvaggia Plage de grande Anse. Il mare nervoso comincia a farsi sentire dalla stradina in pendenza fiancheggiata da un allegro cimitero dove i morti riposano circondati da una cornice di lambì. Inaspettatamente appare lui..affannato, concitato..un cartello ci ricorda che è vietato farsi il bagno! E lo capisci guardando l’energia con cui le onde si scagliano contro la riva sabbiosa. Ciò nonostante c’è sempre qualche passante determinato a sfidarle!! La cosa migliore da fare è accomodarsi sulla granulosa sabbia dorata, godersi la solitudine e magari farsi suggerire dal mare qualche parolina da mettere per iscritto!

Postcard from Guadeloupe:

Ciao Amico mio. Ti presento  la mia Guadalupa, quella in cui non c’è biglietto da pagare in nessun luogo, quella in cui puoi assistere gratuitamente allo spettacolo della natura, a quel seducente contrasto tra il verde della foresta tropicale e il blu del mare cristallino. Quella in cui non devi pensare a cosa indossare la sera per uscire. Infradito shorts e t-shirt sono più che sufficienti per sedersi in un locale arrangiato sulla spiaggia davanti ad uno spiedino di lambì e ad una bottiglia di rhum servita con lime e zucchero di canna. Ci sono solo due parole chiave da ricordare: assiette creole e ti-punch o  punch planteur se si preferisce  mescolato al rhum succo d’ananas, arancia o ancor meglio goyave! In Guadalupa non ci sono yacht ma solo piccoli motori su barca a vela e catamarani di tutte le taglie che gareggiano con i delfini a chi prima arriva alle isole vicine. In Guadalupa non conoscono l’espressione ritmi frenetici. Spazientirsi per un caffè che arriva dopo 5 minuti non ne vale la pena! La Guadalupa è quella in cui esci con l’ombrello anche quando c’è il sole..le passeggere ma brevi piogge tropicali sono imprevedibili! La Guadalupa è una serata allegra ballando la “danse du chilili”. La Guadalupa è colore, è gusto di cocco, è il sorriso di un  pescatore fiero e fedele alla sua identità creola!

Baci

Giovanna

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E’ la Feria!

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Avete mai pensato di fare un salto nel passato? Di immergervi in una cultura straniera?

Siviglia, oltre ad essere il fiore all’occhiello dell’Andalusia, offre 7 giorni di pura festa, 24 h su 24h: è LA FERIA! Questa è stata la risposta a qualsiasi quesito durante i miei 7 giorni di soggiorno nella città del Flamenco. La feria de abril cambia data ogni anno in quanto è legata alle fasi lunari che determinano la Pasqua. Durante i 7 giorni la città lavorativa si ferma, ma il Barrio de los Remedios si popola di casetas, grandi stand “privati” che diventano ristoranti, bar e sale da ballo dove si rovescia tutta la popolazione locale. Le casetas sono dei veri e propri “club” familiari  con tanto di buttafuori, l’unico modo per accedere è conoscere qualcuno o individuarne qualcuna pubblica (ma sono veramente poche).

La feria si apre il lunedì, con la prova delle luci della porta d’ingresso nel quartiere, alta circa 50 metri e diversa di anno in anno. Quando varchi quella porta ti sembra di entrare in un’altra dimensione. Le donne, le bambine, le ragazze, indossano il vestito tipico del flamenco. E’ un po’ come indossare l’abito da sposa perché lo si prepara di anno in anno, e molto spesso capita di vedere mamma e figlia con lo stesse fantasie…proprio come nei film! Il reparto maschile indossa i vestiti tipici dell’Argentina di Diego della Vega, ed ovviamente sono tutti a cavallo! Alle 17 tutte le carrozze ed i cavalli escono dal quartiere, addetti alla pulizia disinfettano la zona e si inizia a bere, mangiare e ballare fino all’ultima forza.

Quello che mi ha sempre stupito dei ragazzi spagnoli è la condivisione con la famiglia di tutto ciò che succede! Durante la feria vedrete bambini, anziani, ragazzi ballare tutti insieme, ridere, scherzare…E’ un’emozione unica vedere tutto ciò!

DA BERE: il Rebujito. Prendete una caraffa e tanti bicchieri, ne offrirete ma ve ne offriranno tanto!

DA MANGIARE: bocconcini di vitello con whisky. Unici!

DA BALLARE: Las Sevillanas! Quattro sequenze di passi di flamenco che ripeterete moltissimo…studiate  qualche passo prima di partire, non ve ne pentirete!

Come dicevo prima è molto difficile trovare i negozi aperti, ma, se avete il coraggio di affrontare i 34 piani della Giralda, non perdete il panorama della città! Meglio andare a inizio settimana, la domenica non è molto frequentata, sono tutti stanchissimi della baldoria fatta in settimana.

Roma – Un po’ di “vera” magia – ECLECTICA

A volte mi fido troppo del mio senso dell’orientamento  ma questa volta ho fatto centro! Insieme alla mia compagna di avventura, eravamo alla ricerca di un negozio di magia dove ho comprato le mie prime carte truccate, 16 anni fa. Probabilità di ritrovarlo pari a zero…E invece passo dopo passo i ricordi riaffiorano…Di fronte l’ingresso di Montecitorio, ad angolo tra via della Guglia e via di Aquiro, c’è uno strano negozio…E’ proprio lui, lo riconosco subito. E’ quello che stavamo cercando!

ECLECTICA!Adesso è anche un negozio di collezionismo ma ha tutto ciò che serve ad un mago. E’ una tappa obbligatoria per chi ha dei bambini, per gli appassionati di illusionismo e magia e per chi vuole stupire gli amici!

http://www.eclecticaroma.com/

Roma – Buona Cucina e Buon Vino…What else?

Ritorno da cinque giorni trascorsi nella capitale all’insegna del buon vino. Il “Sense of wine” 2013 ha deliziato migliaia di visitatori che dal 17 al 20 gennaio hanno degustato i migliori vini d’Italia http://sensofwine.p4w.it/espositori/.

I miei consigli per un soggiorno business nella Capitale:

1 – Soggiorno:  St Peter Six, Via della Conciliazione, 15 http://www.stpetersix.it/it/

La prima impressione che ho avuto appena sono entrata nella struttura è stata quella di trovarmi in una casa accogliente, probabilmente lo sarà stato in precedenza. Fidatevi delle immagini del loro sito ufficiale perché sono veritiere, mi sa che hanno fotografato proprio la camera in cui ho soggiornato!

Cosa mi ha colpito? La sala per la colazione è sempre provvista di qualcosa da mangiare e da bere, anche durante la notte (per chi fosse solito fare uno spuntino in orari strani) e il personale è davvero molto cortese e disponibile. Buon rapporto qualità – prezzo.

2 – Trastevere: Osteria Cacio e Pepe, Vicolo dé Cinque, 15 http://www.osteriacacioepepe.it/

Trastevere è stata la mia salvezza per non essere “spennata” dai ristoranti per turisti. Da Via della Conciliazione girate e destra e costeggiate il Tevere. Dopo una ventina di minuti a piedi sulla destra troverete Piazza Trilussa e subito a sinistra Vicolo De Cinque. Ambiente informale, ottimo servizio e che dire ottimi i tonnarelli cacio e pepe, una vera delizia! Da provare anche i carciofi alla romana e i carciofi fritti…

3 – Ottimo vino: Sens of wine 2013

Dalla mia prima esperienza in una fiera dedicata al vino qualcosina l’ho imparata…Vi dico quali sono stati i miei preferiti, al di là dei premi ricevuti…

Vino Bianco:  Jopì – Cotinone Vigneti – Puglia http://www.cotinone.it/

Vino Bianco: Autentica – Cantine del Notaio – Basilicata http://www.cantinedelnotaio.it

Vino Rossi: Primitivo di Manduria Sessantanni – Feudi Di San Marzano – Puglia http://www.feudisanmarzano.it/

Passito: Passito di Pantelleria – Donna Fugata – Sicilia http://www.donnafugata.it

Ah quasi me lo dimenticavo: Scambiate qualche parola con i tassisti, hanno sempre una battuta pronta per voi!

Alla prossima!

@FraMargarito

La Mia Slovenia – di Giovanna Picca

Mettete via gli auricolari una volta arriviati a Portorose e lasciate che I gabbiani vi diano un melodioso benvenuto in questo pittoresco tratto di costa slovena, s

ospeso nel tempo e lontano dalla velocità cittadina.

A Portorose il limite Massimo di velocità è scandito dal silenzioso pedalare di giovani e anziani, dal fruscio delle 4 rotelle che si confonde a quello dei k-way degli appassionati di jogging.

A fare da sfondo a questo seducente movimento di corpi è il mare, 3 km di costa che si prolungano nel mare attraverso lunghi pontili in legno, dove chi sdraiato, chi seduto si confida con il mare.

La giornata comincia seduti sulle comode poltrone in vimini del g-sport bar sorseggiando un big cappuccino e contemplando le sinuose onde su cui si specchiano gli alberi maestro delle barche a vela e gli scafi delle piccole barche a remi sfiorate da una coppia di papere variopinte.

E con le note di sweet lullaby dei deep forest ci mettiamo in marcia per una lunga e piacevole passeggiata le long de la mer , che ci porterà a Piran, la città natale del violinista Tartin

i, immortalato da una statua che troneggia nel centro della piazza omonima.

Pausa pranzo al “Restavracija spiaggia” , il cui nome non è casuale!

Hotel Costes è il sottofondo ideale. Un cevapcici accompagnato da insalata e patate fritte e un calice  di vino rosso che man mano che si svuota lascia intravedere un gruppetto di derive che volano su un tappeto di svaroski.

Non abbandonate il tavolo prima che l’ effetto del vino non sia svanito e nell’attesa chiudete gli occhi e lasciatevi riscaldare dal sole, mentre un fresco venticello di marzo vi accarezza il viso.

Mezz’ora prima del tramonto raggiungiamo, accompagnati da uno studente ungherese qui a  Portorose in Erasmus,  le mura fortificate di Piran. Un consiglio: salite le scale e non giratevi prima di essere arrivati in cima alla torre. La sorpresa è nell’attesa.

A Portorose la giornata non finisce al tramonto ma continua nei casino che si alternano agli alberghi di lusso schierati lungo la strada principale di Portorose. Se non siete tipi da casino ma preferite una serata più serba, il posto ideale è il mandrake dove tra una partita a bigliardo, una lasko e qualche puntata a freccette, la serata passerà spensieratamente.

Arrivato il momento di lasciare Portorose, sono sempre loro, I gabbiani, padroni della città, a salutarci. E con le prime luci dell’alba partiamo. Jazz come sottofondo – Gramatik – I’m free.

Mentre il Pullman avanza silenzioso, sfilano sotto i nostri occhi le saracinesche chiuse dei negozi e le vetrate dei ristoranti e pub, da cui si intravede la spiaggia e il mare che dorme quieto. Da Portorose a Lucja, da Lucja a Koper e man mano che ci si allontana, svanisce la magia, ma restano I ricordi.